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Una nuova normalità, una nuova opportunità
Discorso dell'Ambasciatore Li Ruiyu presso Studio Legale NCTM
2016/04/11

Sono molto felice di incontrare tanti imprenditori. L'economia è ciò che sta più a cuore agli imprenditori. Questi giorni, in Cina, si sta tenendo la sessione plenaria delle «due Assemblee»: l'economia è uno dei temi principali della «Relazione sul lavoro del Governo» del Premier Li Keqiang, oltre ad essere uno dei temi caldi sui quali discutono i delegati dell'Assemblea Nazionale Popolare e della Conferenza Politico-consultiva del Popolo Cinese. Vorrei cogliere l'occasione per parlare con voi dello stato attuale dell'economia cinese e delle opportunità che essa rappresenta sullo sfondo della cooperazione sino-italiana.

Parlando dell'economia cinese, avrete tutti presente, probabilmente, l'espressione «nuova normalità». Riguardo come trattare e intendere questa «nuova normalità», desidero condividere con voi la mia personale opinione. Credo che il termine «nuova normalità» significhi «due cambiamenti» e «due continuità».

Dei due cambiamenti, il primo consiste nel mutamento dei ritmi della crescita. Lo scorso anno, il PIL cinese è cresciuto del 6,9%, un valore diminuito rispetto ai trent'anni trascorsi, fatto dovuto alle riforme strutturali poste in essere dal governo cinese nel processo di contenimento, di riaggiustamento e di mutamento delle forze trainanti della crescita economica. Quest'anno, il tasso di crescita dell'economia cinese si manterrà comunque tra il 6,5% e il 7%. Il secondo consiste nel mutamento del modello di sviluppo. La Cina ha dato l'addio al vecchio modello di crescita, una crescita disordinata, non equilibrata, scoordinata e non sostenibile, per inaugurare una nuova fase contraddistinta da schemi più all'avanguardia, da una divisione del lavoro più efficiente e da meccanismi più ragionevoli. Lo scorso anno, il contributo del settore tecnico-scientifico alla crescita cinese è cresciuto fino a raggiungere il 55,1%; il contributo della società alle attività di ricerca e sviluppo è quasi raddoppiato rispetto al 2010, avvicinandosi al valore totale dei paesi UE; il contributo dei consumi alla crescita economica si è attestato oltre il 60%, la quota dei servizi ha superato la metà del totale; il consumo di energia per unità di PIL prodotta è diminuito del 5,6%. Tutti questi mutamenti all'insegna di una crescita di qualità e di efficienza caratterizzano l'economia cinese nella «nuova normalità».

Delle due continuità, la prima consiste nel mancato mutamento delle solide basi dell'economia cinese sul lungo periodo. Il valore dell'economia cinese ha ormai superato i sessantamila miliardi di renminbi. Ogni punto percentuale del PIL, oggi, equivale a un punto e mezzo del valore di cinque anni fa e a due punti e mezzo del valore di dieci ani fa. Una crescita del 6,9% si attesta comunque ai primi posti tra le maggiori economie mondiali, con un incremento annuale equivalente all'intero PIL della Svizzera. Nel periodo coperto dal Tredicesimo Piano quinquennale, la crescita media dell'economia cinese si manterrà al di sopra del 6,5% annuo. Nel 2020, il valore dell'economia cinese supererà i novantamila miliardi di renminbi. La seconda consiste nel mancato mutamento del ruolo guida della Cina nei confronti dell'economia mondiale. Secondo alcune organizzazioni nel settore degli investimenti, nel valore del 3,1% con il quale è cresciuta l'economia mondiale nel 2015, il contributo della Cina ammonta a 1,3 punti percentuali. Secondo le statistiche del fondo monetario internazionale, nel 2020 la Cina continuerà a contribuire per il 30% della crescita economica mondiale.

Naturalmente, sullo sforndo della depressione che affligge l'economia mondiale, anche l'economia cinese si trova a vivere un momento chiave, caratterizzato da una crescita contenuta, da un riaggiustamento strutturale e dal passaggio da vecchie a nuove forze trainanti, e le contraddizioni e gli elementi di crisi accumulatisi per lungo tempo in passato appaiono ancor più evidenti esercitando maggiori pressioni sull'economia. Quanto più ci si trovi in condizioni di difficoltà, tanto più non possiamo mettere da parte l'aggiornamento del modello di sviluppo per inseguire la crescita. Lo scorso anno, il quinto Plenum del diciottesimo Congresso del Partito Comunista Cinese ha stabilito cinque concetti di sviluppo, «innovazione», «coordinazione», «verde», «apertura» e «condivisione», come guida operativa per lo sviluppo futuro della Cina. Il Tredicesimo Piano quinquennale, in corso di discussione ed approvazione dalle «due Assemblee», si articola intorno a questi cinque concetti, tracciando le linee guida per lo sviluppo cinese nei prossimi cinque anni.

Il primo consiste nel fare dell'innovazione la forza motrice primaria dello sviuppo. In passato, il Governo cinese ha lanciato misure politiche per promuovere la startup e l'innovazione di massa, implementando il piano d'azione «internet +» e invitando molti «creativi» a percorrere la strada dell'imprenditoria e dell'innovazione. Nel Rapporto sul lavoro di governo di quest'anno, la parola «innovazione» compare per ben 59 volte, raggiungendo un numero equivalente a quello dei due anni precedenti sommati. Nei prossimi cinque anni, la Cina continuerà ad applicare in maniera approfondita questa strategia di sviluppo. Nel 2020, il rafforzamento degli investimenti nei fondi per ricerca e sviluppo si attesteranno sul 2,5%, mentre il contributo del settore tecnologico alla crescita economica raggiungerà il 60%.

Il secondo consiste nel promuovere attivamente un nuovo modello di urbanizzazione e la modernizzazione dell'agricoltura, favorendo lo sviluppo coordinato di zone urbane e rurali. Nelle «linee guida» si parla per tre volte di «cento milioni», ovvero: la registrazione nelle zone urbane di circa cento milioni di contadini immigrati e di residenti permanenti di altre categorie, la ricostruzione dei villaggi urbani e delle zone ad edilizia scadente, che ospitano quasi cento milioni di persone, e l'incentivo all'urbanizzazione nelle stesse zone per cento milioni di abitanti delle province centro-occidentali. Attraverso un nuovo modello di urbanizzazione, ridurremo la forbice tra zone urbane e rurali, liberando potenziale di sviluppo latente. Nel 2020, il tasso di urbanizzazione raggiungerà il 60% sulla base della popolazione permanente e il 45% sulla base della popolazione registrata.

Il terzo consiste nel promuovere uno stile di produzione e di vita «verde». Nel periodo del Dodicesimo Piano quinquennale, il consumo di energia per unità di PIL prodotto è diminuito del 18,2%, mentre le emissioni dei principali inquinanti si sono ridotte di oltre il 12%. Quest'anno, nel Rapporto sul lavoro di governo si è posta l'enfasi sul controllo dell'inquinamento con il «pugno duro», a prova dell'impegno speso dal governo cinese per la tutela dell'ambiente. Nei prossimi cinque anni, il consumo di acqua, di energia e le emissioni di CO2 per unità di PIL prodotta caleranno rispettivamente del 23%, del 15% e del 18%, mentre il tasso di riforestazione raggiungerà il 23,04%. Sensibili progressi saranno registrati in particolare nel controllo dello smog nell'atmosfera, e la qualità dell'aria nelle città sarà buona per oltre l'80% dell'anno.

Il quarto consiste nel proseguire con le riforme e l'apertura del Paese. L'anno scorso, il Governo cinese ha ridotto della metà le restrizioni agli investimenti stranieri in entrata e, in oltre il 95% dei casi, si è già proceduto all'archiviazione amministrativa. Nei prossimi cinque anni, la Cina continuerà ad insistere sulle riforme e sull'apertura, applicando il sistema amministrativo basato su trattamento nazionale prestabilito e lista negativa, stabilendo a poco a poco una rete di libero commercio di alto livello. Come affermato dal Premier Li Keqiang Nel Rapporto sul lavoro di governo, la Cina diventerà una meta calda per gli investimenti commerciali internazionali.

Il quinto consiste nel permettere a tutto il Popolo di compartecipare ai frutti dello sviluppo. Lo scorso anno, la Cina ha innalzato per la prima volta in maniera uniforme per i residenti urbani e rurali il livello minimo delle pensioni di anzianità di base. Le pensioni dei pensionati delle imprese sono stati riveduti al rialzo per undici anni di seguito, e il beneficio è stato esteso ad olte centoquaranta milioni di residenti anziali e a centinaia di milioni di famiglie nelle campagne e nelle città. Nel periodo del Tredicesimo Piano quinquennale, la Cina continuerà a costruire un sistema di garanzie sociali completo, ancora più equo e sostenibile, creerà opportunità di occupazione per oltre cinquanta milioni di persone, riducendo la forbice dei redditi, elevando la quota di popolazione percepiente un reddito medio-alto, elevando di un anno l'aspettativa di vita media ed edificando un moderno sistema di servizi culturali pubblici.

Nelle questioni economiche che vi sono più a cuore, il Governo cinese non stimolerà l'economia con metodi comparabili ad un'alluvione, ma stimolerà le forze dello sviluppo grazie alle riforme strutturali.

Da una parte, rafforzeremo le riforme strutturali dal lato dell'offerta, elevandone qualità ed efficienza. In questo ambito, faremo «due addizioni» e «due sottrazioni». Delle due addizioni, la prima consiste nel liberare il potenziale implicito creato dall'atteggiamento imprenditoriale di tutta la società, aumentando il vigore dell'economia; la seconda consiste nel far crescere di qualità l'offerta di beni e servizi, in modo da soddisfare la più alta domanda da parte dei consumatori. Delle due sottrazioni, la prima consiste nel semplificare le burocrazie e le modalità di governo e nel rilasciare autorità, alleviandone il fardello sulle spalle delle imprese e della gente comune; la seconda consiste nel risolvere la sovrapproduzione. Il Governo cinese è deciso a promuovere le riforme. Dal maggio del 2013, il Governo cinese non approva nuovi programmi nei settori nei quali si è verificato un eccesso di produzione. Nei cinque anni trascorsi, la Cina ha accantonato la produzione di cinquecentosessanta milioni di tonnellate di carbone prodotto con metodi obsoleti, negli ultimi tre anni ha eliminato oltre novanta milioni di tonnellate di acciaio e duecentotrentamila tonnellate di cemento prodotti con metodi obsoleti, ed entro i prossimi cinque anni eliminerà da cento a centocinquanta milioni di tonnellate di acciaio ed entro i prossimi 3-5 anni ritirerà mezzo miliardo di tonnellate di carbone. Quest'anno il governo cinese amplierà opportunamente il proprio deficit soprattutto per alleviare il carico fiscale per le imprese: nel Rapporto, il Premier Li Keqiang ha promesso la riduzione delle tasse per tutti i settori dell'economia. L'Amministrazione centrale per le finanze ha inoltre predisposto sussidi-premio per un valore di cento miliardi di renminbi, che saranno usati soprattutto per sistemare la mobilità di un milione e ottocentomila posti di lavoro provocata dalle «imprese zombie».

Dall'altro, porteremo alla luce il potenziale sommerso sul lato della domanda, ampliando opportunamente l'ammontare della domanda, aggiustando attivamente la riforma dei meccanismi della domanda e creando un sistema di sostegno alla domanda interna funzionale alla stabilità dello sviluppo economico. In primo luogo, si tratterà di rafforzare il ruolo trainante del consumo rispetto all'economia e di attuare misure di incoraggiamento per invitare la gente comune ad acquistare senza remore beni e servizi di vari tipi. In secondo luogo, si tratterà di effettuare gli investimenti necessari. Quest'anno partirà una serie di grandi progetti nel contesto del Tredicesimo Piano quinquennale. Saranno portati a termine investimenti nella rete ferroviaria per un valore superiore ad ottocento miliardi di renminbi, nella rete stradale per mille e seicentocinquanta miliardi di renminbi e sarà avviata una ventina di grandi progetti di controllo delle acque, per i quali le autorità centrali prevedono di incrementare gli investimenti interni fino a cinquecento miliardi di renminbi. In terzo luogo, si tratterà di favorire un nuovo modello di urbanizzazzione, ed è qui che si collocano il principale potenziale inespresso per la domanda interna e il principale stimolo per lo sviluppo.

Attraverso queste misure, siamo fiduciosi del fatto che riusciremo a tenere lo sviluppo economico cinese sotto la «nuova normalità» all'interno di limiti ragionevoli, continuando a fornire un grande vigore all'economia mondiale e fornendo ulteriori opportunità per la cooperazione con tutti i paesi del mondo, Italia compresa.

Negli ultimi anni, la cooperazione commerciale effettiva tra la Cina e l'Italia ha imboccato una «corsia preferenziale». Credo che i particolari siano soprattutto tre.

Primo, una forte carica politica. I dirigenti di entrambi i Paesi hanno particolarmente a cuore e sostengono in particolar modo lo sviluppo della cooperazione sino-italiana. Nel 2014 i capi di Governo dei due Paesi si sono scambiati visite con successo, e le due Parti hanno varato insieme un piano d'azione triennale per il rafforzamento della cooperazione economica, riconoscendo come cinque settori d'interesse l'energia, l'agricoltura, l'urbanizzazione sostenibile, l'industria alimentare, farmaceutica e sanitaria e l'industria aeronautica e aerospaziale. Lo scorso anno la Cina, principale espositore oltre al paese ospitante, ha partecipato attivamente all'Expo di Milano. Il Vice-Premier Wang Yang ha presenziato alle attività tenute in occasione della giornata del padiglione cinese, mentre le rappresentanze di venti tra province e città metropolitane cinesi hanno tenuto eventi nell'area Expo.

Secondo, un grande entusiasmo per la cooperazione da parte dei due Popoli e delle imprese di entrambi i Paesi. I consumatori cinesi sono particolarmente entusiasti della moda, del buon cibo, dei mobili e delle automobili italiane e considerano il «made in Italy» sinonimo di qualità e di tendenza. Gli imprenditori italiani sono anch'essi particolarmente interessati a sviluppare la cooperazione con la Cina. Lo scorso anno, la sesta edizione del Forum Italia-Cina sull'Innovazione tenutasi in Cina ha visto la partecipazione di oltre centosessanta tra imprese, atenei e istituti di ricerca scientifica, che insieme hanno raggiunto numerose intese e risultati nell'ambito della cooperazione.

Terzo, lo sviluppo in profondità delle due economie su una base solida. Dopo quarantacinque anni di sviluppo, il commercio bilaterare ha raggiunto la somma di oltre quaranta miliardi di dollari. L'italia è ora un'importante meta per gli investimenti cinesi in Europa, e gli investitori cinesi sono tra i principali azionisti di alcune grandi società quotate italiane, come ENI, ENEL, FIAT, UniCredit, Generali, Prysmian, e nell'ambito della cooperazione tra le imprese dei nostri due Paesi hanno fatto la loro comparsa progetti di cooperazione su larga scala, come tra Shandong Weichai e Ferretti, tra Shanghai Electric e Ansaldo, tra Chem China e Pirelli. La cooperazione bilaterale è ormai entrata in una nuova fase, contraddistinta da grandi fini, cooperazione tra grandi e reciprocità dei vantaggi.

L'ingresso della Cina nella «nuova normalità» porterà nuove opportunità di connessione per la cooperazione bilaterale.

Primo, la connessione tra i settori nei quali l'italia è fore e i concetti di sviluppo dell'economia cinese. Approfittare dei punti d'incontro esistenti tra le strategie cinesi «Made in China 2025» e «Internet +» e i progetti italiani «Manifattura 4.0» e «Tecnologia e innovazione 2040» per il dopo-Expo, sfruttare appieno piattaforme per la cooperazione innovative, come la Settimana della cooperazione sull'innovazione e il Laboratorio congiunto di tecnologia e scienza spaziale e sviluppare la cooperazione sull'innovazione; guardare al processo di nuova urbanizzazione e di modernizzazione agricola in Cina, in particolare al futuro spostamento nelle città vicine, nel corso dei prossimi cinque anni, di cento milioni di persone delle province cinesi centro-occidentali e cogliere le opportunità di investimento e di sviluppo in quelle regioni; portare alla luce un potenziale di investimento inespresso di oltre duecento miliardi di euro nell'ambiro della protezione ambientale e, sfruttando la buona posizione dell'Italia nell'uso dell'energia solare e delle energie rinnovabili, nel basso consumo di energia per unità di PIL prodotta e nella ridotta produzione di rifiuti, nel grado di sviluppo delle catene industriali verdi, rafforzare la cooperazione con la Cina in settori come le energie pulite, il trattamento dei rifiuti, le reti elettriche intelligenti e l'agricoltura verde; ampliare la propria partecipazione allo sviluppo del settore pubblico cinese e alla riforma dell'istruzione, della sanità e del sistema pensionistico, portando in Cina i prodotti italiani d'eccellenza dei settori biomedico, delle apparecchiature medicali, dei prodotti per l'infanzia e delle dotazioni per anziani.

Secondo, la connessione tra il «made in Italy» e la domanda dei consumatori cinesi. Negli anni '80 del secolo scorso, l'industria automobilistica tedesca guardava al mercato cinese per trovare un approdo per la cooperazione con la Cina. Dopo dieci anni di operazioni e grazie al mercato cinese, l'industria automobilistica tedesca divenne leader del settore a livello globale, ed oggi, ogni cinque automobili vendute sul mercato cinese si trova una tedesca. Del «made in Italy», per nulla inferiore al «made in Germany», la cina importerà nei prossimi cinque anni merci per un valore di diecimila miliardi di dollari, mentre il numero di viaggiatori in uscita supererà le cinquecento milioni unità. Le statistiche rivelano che in Cina rientrano nella fascia di reddito medio-alta quasi cento milioni di persone. Loro sono già dotati di un discreto desiderio e di un discreto potenziale di consumo, e molti amano la moda, le scarpe, le borse, il vino, i mobili e persino il dentifricio, il latte in polvere e i cosmetici italiani. Spero che le imprese italiane accrescano la propria promozione e i propri investimenti sul mercato cinese, portando in Cina la propria concezione di «bello e ben fatto» e lo stile della «Dolce vita», portando alla luce fino in fondo il potenziale inespresso del mercato cinese, e facendo in modo che il vero caffè e la vera pizza prendano il posto di Starbucks e Pizza Hut nella vita della gente comune cinese; allo stesso tempo, facilitare e supportare i viaggi e i consumi dei viaggiatori cinesi in Italia, rendendo loro grazie a merci di qualità e servizi adeguati il soggiorno piacevole, gli acquisti soddisfacenti e loro stessi desiderosi di tornare.

Terzo, la connessione tra le strategie di sviluppo delle imprese italiane e le strategie di investimento all'estero delle imprese cinesi. Ad oggi, le imprese cinesi che operano nell'ambito degli investimenti in Italia sono oltre 200, tra le quali Huawei, Weichai ecc. hanno tutte registrato buoni risultati manageriali. Quattro delle principali compagnie aeree cinesi hanno aperto voli diretti da e per l'Italia, mentre delle quattro maggiori banche commerciali, tre hanno già aperto le filiali in Italia, mentre la quarta aprirà una filiale quest'anno. Nei prossimi cinque anni, gli investimenti cinesi all'estero supereranno i cinquecento miliardi di dollari, e le imprese italiane leader di settori quali innovazione tecnologica, manifatture avanzate, risparmio energetico e tutela dell'ambiente, medico-sanitario, agricoltura moderna e moda e design saranno sempre più interessanti per i capitali cinesi, e la Cina continuerà ad accrescere d'intensità i propri investimenti in Italia. Spero che le imprese italiane possano accogliere le imprese e i capitali cinesi con un atteggiamento di apertura e di collaborazione, realizzando uno sviluppo mutuamente vantaggioso grazie alla condivisione dei vantaggi nella cooperazione.

Quarto, la connessione tra lo sviluppo della cooperazione sino-italiana e il complesso della cooperazione sino-europea. L'Italia è sempre stata in prima fila nell'ambito della cooperazione sino-europea. L'Ambasciatore Iannucci ha già lavorato in Cina, negli anni Novanta e poi nel 2010-2012, fornendo il proprio importante contributo allo sviluppo delle relazioni bilaterali, in particolare gli eminenti risultati ottenute per quanto riguarda la semplificazione delle procedure per il visto e l'espansione dei marchi italiani in Cina, facendo della cooperazione sino-italiana un grande marchio della cooperazione tra la Cina e l'Europa e permettendo ai due Popoli e alle imprese dei due Paesi di beneficiarne dall'interno. Ad oggi, Cina ed Europa stanno costruendo insieme un partenariato che si articola in quattro grandi punti: pace, crescita, riforme e cultura; le due Parti stanno complessivamente mettendo in pratica il «Programma strategico per la cooperazione sino-europea 2020», ed anno appena firmato un ulteriore accordo per l'abolizione del visto per i detentori di passaporto diplomatico. Spero che gli amici italiani continuino a ricoprire il ruolo di capofila nella cooperazione sino-europea, insistendo sull'apertura dei mercati, nel promuovere l'adempimento entro i termini, da parte europea, degli obblighi posti dall'articolo XV dell'Accordo sull'ingresso della Cina nell'Organizzazione Mondiale del Commercio, abolendo la pratica del «paese analogo» nelle inchieste dell'anti-dumping nei confronti della Cina e dimostrando un atteggiamento ancora più aperto per quento riguarda il commercio dell'alta tecnologia con la Cina, creando condizioni ancora migliori per la cooperazione sino-italiana e sino-europea.

Cari amici,

la Cina prova sentimenti di amicizia nei confronti dell'Italia. La gente ha una grande stima della cultura italiana, mentre Roma e Venezia sono tra le mete preferite dei viaggiatori cinesi; la gente stima i marchi e la moda italiana, mentre Prada, Zegna, il tiramisù e i gelati italiani sono per i giovani simboli di tendenza; numerosissimi tifosi cinesi seguono sulla televisione cinese le partite della serie A italiana, mentre Lippi guida la Guangzhou Evergrande alla riconquista del titolo di campione d'Asia, divenendo un «divo» nel cuore di molti tifosi cinesi. Si può dire che la diffusione in Cina dei prodotti cinesi sia naturalmente avvantaggiata, e sta agli imprenditori approfittarne fino in fondo. I settori nei quali l'Italia è forte non si limitano a questi, e neppure il potenziale inespresso della cooperazione con la Cina non si ferma qui. Spero che impegnandoci insieme nello spirito di esplorazione del navigatore italiano Cristoforo Colombo a scoprire un nuovo continente nella cooperazione mutuamente vantaggiosa tra i nostri due Paesi, fornendo un contributo ancora maggiore allo sviluppo della cooperazione sino-italiana.

Grazie a tutti!

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