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Punti chiavi dell'economia cinese
驻意大利使馆
2016/04/11

1. Attualmente, l'economia cinese si presenta stabile ma non del tutto priva di sviluppi né di tendenze al miglioramento, procedendo entro margini ragionevoli. Le sue buone basi sul lungo periodo non sono mutate; i tratti che la distinguono, come la buona capacità di sopportazione, l'adeguato potenziale e gli ampi margini di manovra, non sono cambiati; le basi e le condizioni favorevoli ad una crescita continuata, così come le premesse per un riaggiustamento strutturale, non sono mutate.

Primo, l'economia mantiene una crescita a ritmi medio-alti. Nel 2015 il paese è cresciuto del 6,9%, una cifra conforme al 7% circa delle previsioni. Il valore complessivo dell'economia cinese ha già superato quota mille miliardi di dollari. Ogni punto percentuale di crescita del PIL equivale a 1,5 punti percentuali di cinque anni fa e a 2,6 punti percentuali di dieci anni fa. L'economia cinese sta progressivamente passando da una crescita ad alta velocita ad una a velocità medio-alte: ciò in base a necessità oggettive e in maniera conforme alle regole della crescita economica. Una crescita del 6,9% figura tra i primi posti al mondo. Tra le economie sviluppate, il tasso di crescita degli USA non supera il 3%, mentre in Europa e in Giappone questo oscilla intorno all'1%. Tra le economie emergenti, il Brasile e la Russia hanno realizzato tassi di crescita negativi, mentre l'economia sudafricana cresce soltanto del 2% circa. Quanto all'India, nonostante cresca di oltre il 6% annuo, il suo prodotto interno lordo non supera la quinta parte dell'economia cinese. Stando ai dati iniziali, il PIL cinese ha superato, nel 2015, quota 67.670.800.000.000 di Renminbi, oltre diecimila miliardi di dollari; un valore dieci volte maggiore rispetto a venticinque anni fa, con una crescita annua stimabile intorno a seicentotrenta miliardi di dollari. Nel recente forum di Davos, il creatore del Forum, Klaus Schwab, ha affermato che «il valore della crescita cinese equivale all'intero PIL annuo della Svizzera».

Secondo, la struttura economica appare ulteriormente ottimizzata. Vengono continuamente alla luce nuove forze trainanti della crescita. Le nuove industrie, i nuovi format e i nuovi prodotti sono cresciuti in maniera accelerata, l'industria ad alto contenuto tecnologico è cresciuta del 10.2% in più rispetto all'anno precedente, una crescita di gran lunga più rapida rispetto alle industrie tradizionali, mentre il commercio al dettaglio in rete è cresciuto del 30%. La produzione di automobili elettriche è aumentata di 1,6 volte, quella di robot industriali del 42%. Il contributo del progresso tecnologico è passato dal 50,9% del 2010 al 55,1% del 2015, mentre la quota derivata da attività di ricerca e sviluppo da parte dell'intera società è aumentata del doppio rispetto al 2010: il contenuto tecnologico della crescita economica è sempre maggiore. Il settore terziario ammonta al 50,5% del PIL, dieci punti percentuali in più rispetto al secondario. Il ruolo trainante del consumo è sempre più forte, e a fine anno oltre il 60% del PIL era ad esso riconducibile. La composizione dei consumi dei cittadini è anch'essa in fase di aggiornamento; il coefficiente di Engels è diminuito dal 31% del 2014 al 30,6% dell'anno successivo.

Terzo, la situazione economica dei cittadini non ha smesso di migliorare. Nel 2015, il reddito medio disponibile è cresciuto del 7,4%, i depositi bancari sono cresciuti dell'8,5%, entrambi con indici di crescita superiori rispetto al PIL. Sono stati creati tredici milioni di nuovi posti di lavoro, completando gli obiettivi del piano con una stagione di anticipo, mentre il tasso di disoccupazione censito non supera il 5,1%. I prezzi sono stabili: l'inflazione si è attestata sull1,4% annuo sull'indice dei prezzi al consumo. L'assicurazione medica di base è arrivata a coprire il 95% della popolazione urbana e rurale. Lo sviluppo economico appare maggiormente coordinato su base regionale: la regione centro-occidentale è cresciuta del 3% in più rispetto alla regione orientale, mentre la crescita industriale delle stesse regioni è stata più rapida rispetto alla parte orientale del Paese. La forbice tra città e campagne appare ulteriormente rimpicciolita, mentre il reddito dei residenti rurali è cresciuto di 0,9 punti percentuali più rapidamente rispetto ai redditi urbani.

Quarto, si sono registrati progressi sul fronte dello sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio. Nel 2015 il consumo di energia per unità di PIL prodotta è diminuito del 5,6%. Nel quinquennio precedente il risparmio energetico è equivalso a sei miliardi e settecento milioni di tonnellate di carbone, con una riduzione del 19,71% dei consumi, superando di alcune unità l'obiettivo del 16% posto dal dodicesimo Piano quinquennale. Si registra un notevole diminuzione delle emissioni dei quattro principali inquinanti: le emissioni da COD, ammoniaca, diossido di zolfo e ossidi di azoto sono diminuite rispettivamente del 10,1%, del 9,8%, del 12,9% e dell'8,6%. Con la diminuzione delle emissioni di diossido di zolfo ed ossidi di azoto, l'estensione delle piogge acide è tornata ai livelli degli anni Novanta del secolo scorso. Con la diminuzione delle emissioni da COD, vanno migliorando progressivamente le condizioni ambientali dei principali corsi d'acqua.

Quinto, il processo di riforma e apertura va intensificandosi. Promuovendo l'imprenditoria e l'innovazione di massa, accelerando il riorientamento delle politiche industriali e commerciali, fiscali e finanziarie e rafforzando la protezione dei diritti di proprietà intellettuale, «impresa e innovazione» è divenuto, ormai, un nuovo valore guida e un nuovo modello di vita e di produzione: nel 2015, il numero delle imprese registrate è cresciuto mediamente di dodicimila unità al giorno. Nell'ampliamento del grado di apertura del Paese, la realizzazione del progetto della Cintura economica della Via della Seta e la Via della Seta marittima del Ventunesimo Secolo ha registrato un ottimo inizio. Nel 2015, la Cina ed altri diciassette Paesi hanno firmato l'accordo sulla cooperazione industriale, mentre in venti hanno firmato memoranda d'intesa o accordi intergovernativi relativi al progetto «una Cintura e una Via»; gli investimenti in Cina dei Paesi coinvolti nel progetto sono aumentati del 25,3%, mentre, allo stesso tempo, la Cina effettuava in questi paesi investimenti per un valore di quattordici miliardi e ottocentoventi milioni di dollari, con una crescita relativa del 18,2%. Grandi e significativi progetti, come il Corridoio economico sino-pakistano e la Ferrovia Budapest-Belgrado, cominciano a vedere la luce. La Banca asiatica di investimenti per le infrastrutture, fondata, su proposta della Cina, da 57 paesi sviluppati e in via di sviluppo, ha avviato ufficialmente le operazioni entro i tempi previsti.

2. lo sviluppo dell'economia cinese è entrato in una «nuova normalità», ovvero, nel mezzo di un inevitabile processo di sviluppo verso un modello di più alto livello, verso una divisione del lavoro ottimizzata e una strutturazione più ragionevole. Nel corso del quinto Plenum del diciottesimo Comitato Centrale, il Partito Comunista Cinese ha proposto come nuova idea di sviluppo «innovazione, coordinazione, verde, apertura e condivisione»: un'idea nella quale si concentrano insieme linea ideologica, direzione operativa e argomento di mobilitazione per lo sviluppo economico del Paese durante il periodo del tredicesimo Piano quinquennale e poi anche oltre.

Primo, sfruttare l'innovazione e impegnarsi in una strategia di sviluppo volta a realizzare uno sviluppo guidato dall'innovazione. Secondo il Presidente Xi Jinping, tenere in pugno l'innovazione vuol dire «tenere per il naso» il bue che traina lo sviluppo economico generale. La Cina non smetterà di promuovere l'innovazione a livello teorico, istituzionale, tecnologico e culturale, facendo in modo che questa divenga pane quotidiano per tutta la società.

Secondo, padroneggiare la coordinazione e impegnarsi affinché lo sviluppo sia omogeneo e bilanciato. Trattare con correttezza le principali relazioni nello sviluppo, promuovendo in particolare lo sviluppo coordinato di campagne e città e lo sviluppo socio-economico. Favorire lo sviluppo di pari passo della nuova industrializzazione, dell'informatizzazione, dell'urbanizzazione, della modernizzazione dell'agricoltura, prestando attenzione a rafforzare, di pari passo con l'hard-power del Paese, anche il suo soft-power.

Terzo, sfruttare il «verde» e impegnarsi a favorire la coesistenza tra l'uomo e la natura. Insistere sulla politica fondamentale del risparmio energetico e della protezione dell'ambiente, proseguire con decisione sulla strada dello sviluppo manifatturiero, della crescita del benessere e dello sviluppo della cultura ecologica, combinando un popolo benestante, uno Stato forte e una Cina meravigliosa in una moderna tipologia di sviluppo caratterizzata dall'armonia tra uomo e natura.

Quarto, sfruttare l'apertura e impegnarsi nella creazione di un nuovo sistema che sia aperto all'estero. Dedicarsi alla creazione di un quadro legale equo, di un mercato caratterizzato da un'equa competizione e di un quadro amministrativo trasparente ed efficiente; perfezionare il sistema di permessi e di supervisione del mercato, risanando il sistema della tutela dei diritti commerciali e degli istituti di credito, ampliando l'ambito degli interessi comuni nella cooperazione con i vari paesi, favorendo con essi forme di cooperazione mutuamente vantaggiose; attivarsi nelle riforme a partire dal piano delle istituzioni e delle norme, in maniera appropriata rispetto ai recenti mutamenti nelle normative internazionali, favorendo il miglioramento complessivo del sistema di supervisione in ambiti quali il commercio e gli investimenti esteri.

Quinto, sfruttare la condivisione ed impegnarsi nella sperimentazione pratica di un modello teorico di sviluppo basato sulla centralità del popolo. Colmare quanto prima le lacune in ambiti quali lo sviluppo delle cause sociali e la lotta alla povertà nelle campagne, facendo sì che si realizzi un'ampia compartecipazione ai risultati dello sviluppo e un'esistenza sana e felice per tutto il popolo.

La Cina porterà avati riforme e sviluppo sulla base di questi cinque nuovi concetti, impegnandosi a favorire le riforme strutturali ponendo un'enfasi ancora maggiore sulle riforme sul lato dell'offerta e liberando e sviluppando ulteriormente le forze sociali di produzione. Promuovere un riaggiustamento strutturale attraverso le riforme, correggendo le distorsioni nei meccanismi di distribuzione dei fattori, diminuendo le inefficienze e l'offerta di basso livello, ampliando l'efficienza e l'offerta di livello medio-alto, rafforzando l'adeguatezza e la vivacità dell'offerta rispetto ai cambiamenti della domanda, elevando l'indice di produttività totale dei fattori, soddisfacendo in maniera migliore la domanda delle masse popolari e favorendo lo sviluppo sano e duraturo della società e dell'economia. Attualmente, promuovere una riforma strutturale sul lato dell'offerta consiste essenzialmente in cinque grandi compiti: eliminare le capacità produttive in eccesso, eliminare le scorte, eliminare la leva, diminuire i costi e colmare le carenze.

Il primo, eliminare capacità produttive, è un lavoro da svolgere su tre fronti: risolvere la la produttività in eccesso, favorire la trasformazione e l'aggiornamento delle manifatture tradizionali, supportare e sostenere le nuove industrie, i nuovi metodi e i nuovi modelli. Risolvere la sovrapproduzione deve partire dall'industria siderurgica e del carbone. Allo stesso tempo, è necessario che la mercatizzazione delle imprese si allontani da meccanismi a lungo termine e che la questione delle «imprese cadavere» sia trattata in maniera attiva ed adeguata.

Il secondo, eliminare le scorte, consiste nel promuovere una riforma del sistema degli alloggi che abbia come obiettivo principale soddisfare la domanda di alloggi dei nuovi cittadini, spingendo i lavoratori registrati nelle campagne ad acquistare casa nelle piccole città, concretizzando politiche preferenziali relative all'acquisto della prima casa, migliorando la proporzione di sistemazioni monetizzate con il risanamento delle baraccopoli, sviluppando il ruolo di sostegno al consumo dei fondi d'accumulazione degli alloggi, ampliando la domanda effettiva, mettendo in collegamento domanda ed offerta, eliminando le scorte e stabilizzando il mercato degli immobili.

Il terzo, eliminare la leva, consiste nel liberare di proposito i rischi di default, accelerando i tempi del processo di analisi e di soluzione dei crediti in sofferenza da parte delle banche commerciali, proseguendo nell'opera di conversione dei debiti di riserva dei governi locali, limitando le possibilità che si presentino rischi nei mercati di titoli, di capitali, di obbligazioni e degli immobili, impedendone il contagio trasversale, e difendendo con decisione la soglia entro la quale non si verifichino rischi di natura sistemica o settoriale.

Il quarto, ridurre i costi, consiste nel lanciare azioni volte alla riduzione dei capitali investiti nelle imprese dell'economia reale, impegnandosi a diminuire i costi degli scambi commerciali, i costi della manodopera, il carico fiscale, le spese per l'assicurazione sociale, le spese finanziarie, le spese in termini di consumo energetico e le spese per la circolazione di beni, e rafforzando la competitività delle imprese.

Il quinto, colmare le carenze, consiste nel tutelare le capacità d'inevestimento effettive, ampliando l'offerta effettiva. Combattere fino in fondo la lotta alla povertà, combinandone in maniera organica gli sforzi con l'ampliamento dell'offerta effettiva e la soluzione degli eccessi di produzione. Far crescere un nuovo tipo di industria, supportando il risanamento tecnologico e il rinnovamento infrastrutturale delle imprese. Colmare le carenze nelle infrastrutture di base, elevando l'efficacia e l'esattezza degli investimenti.

La Cina, attraverso una serie di misure concrete, soprattutto promuovendo l'innovazione tecnologica, lo sviluppo dell'economia reale, politiche di tutela e di miglioramento del benessere sociale, saprà risolvere le problematiche presenti sul lato dell'offerta. Si porrà l'enfasi sull'offerta senza trascurare la domanda, si provvederà a sviluppare le forze di produzione prestando attenzione al miglioramento dei rapporti di produzione, si inviterà il mercato a ricoprire un ruolo determinante nel processo di allocazione delle risorse sviluppando nel contempo anche il ruolo del governo, guardando al presente decisi ad avanzare verso il futuro. Occorrerà adoperarsi a partire dalla produzione attenti a promuovere una efficace soluzione alla sovrapproduzione, favorendo un'ottimale riorganizzazione dell'industria, abbassando i requisiti di capitale per le imprese, sviluppando i nuovi settori strategici e un moderno settore dei servizi, ampliando l'offerta di beni e servizi pubblici, aumentando l'adattabilità e la vitalità dell'offerta rispetto alla domanda per favorire la crescita di nuove forze di sviluppo ed elevare di livello quelle tradizionali, per favorire la crescita ad alta velocità in economia e farle raggiungere livelli medio-alti.

La società internazionale nutre piena fiducia nello sviluppo economico della Cina. Il premier tedesco Merkel ha espresso una «naturale fiducia nello sviluppo cinese»: l'economia cinese si trova nel pieno di un aggiornamento strutturale, ed è in ciò che risiede un enorme potenziale inespresso per la cooperazione sino-tedesca. L'economia cinese appare non solo stabile, ma anche vitale; la Cina non è solo un mercato enorme, ma anche un imponente motore per l'economia mondiale. Per il presidente francese Hollande, l'economia cinese «è particolarmente solida»: è normale che essa si trovi nella fase di riaggiustamento che segue la crescita ad alti investimenti. Le fondamenta e la capacità di adattamento dell'economia cinese, insieme alla rapidità con la quale procedono le riforme, lasciano pensare che l'economia cinese possa mantenere fino in fondo un livello di crescita piuttosto alto. Anche il presidente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Lagarde ha dichiarato che, il rallentamento della crescita dell'economia cinese è un sintomo «piuttosto normale» ed è improbabile che la situazione si aggravi ulteriormente. «Credo che il Governo cinese, intraprendendo misure pratiche come politiche macroeconomiche, riforme strutturali, politiche di tutela delle riserve stabili e aumentando la comunicazione con il mercato, sarà in grado di mantenere una crescita stabile».

3. L'economia cinese continua ad imprimere la giusta forza all'economia globale.

La Cina è tuttora la «locomotiva» della crescita dell'economia mondiale. Nonostante sia la seconda economia mondiale, il suo PIL procapite non supera la quinta parte di quello degli USA. Si stima, al ribasso, che l'economia cinese abbia contribuito, nel 2015, al 25% circa della crescita mondiale. Secondo alcune istituzioni legate al settore degli investimenti, la Cina ha contribuito per 1,3 punti percentuali alla crescita complessiva del 3,1% dell'economia globale nel 2015. Stando alle statistiche del Fondo Monetario Internazionale, entro il 2020 la Cina continuerà a contribuire per il 30% alla crescita economica globale.

La Cina è ancora il principale mercato per le merci e per gli incestimenti. Il Paese ha cominciato ad implementare la politica dei due figli, ha aumentato i propri investimenti nella costruzione infrastrutturale di base, ha accelerato la messa in atto delle politiche di sviluppo coordinato nella regione Pechino-Tianjin-Hebei e nella zona economica del fiume Azzurro, e continuerà a rafforzare i bonus per la popolazione e ad ampliare la domanda di materie prime. Con il riaggiustamento e l'aggiornamento dell'economia cinese, la sua domanda nei confronti delle tecnologie e delle apparecchiature più avanzate a livello internazionale continuerà ad aumentare. I consumi si amplieranno e cresceranno di livello, e ciò non mancherà di produrre una nuova domanda di beni di consumo. Sul fronte degli investimenti, nel 2015 la Cina si è servita di fondi di origine straniera per un valore di centoventisei miliardi e duecentosettanta milioni di dollari, con un incremento relativo del 6,4%: il Paese si conferma la meta di investimenti preferita a livello globale. La Cina continuerà a garantire agli investitori internazionali margini di profitto stabili ed obiettivi.

La Cina continua ad essere il principale fornitore di merci di qualità. In quanto principale potenza manifatturiera, il valore industriale aggiunto cinese ha realizzato una crescita relativa del 6,1% nel 2015, mentre si prevede che la quota dell'export cinese sul mercato mondiale sia passata dal 12,4% del 2014 al 13,4% circa. Il «made in China» soddisfa la domanda dei consumatori di tutto il mondo e, allo stesso tempo, offre un contributo energico all'andamento stabile dell'economia mondiale.

Il paese continua ad essere il «motore» delle attività economiche a livello globale. Nel 2015, il valore delle importazioni cinesi ha raggiunto quota mille e seicentoottanta miliardi di dollari, continuando a classificarsi secondo al mondo; gli investimenti diretti all'estero hanno ammontavano a centoventisette miliardi e seicento milioni di dollari, con un incremento relativo del 10%; il numero di viaggi all'estero ha raggiunto le centoventi milioni di unità, con un incremento del 12%; gli acquisti al consumo all'estero rientravano nell'ordine dei mille miliardi di renminbi, con un incremento del 20%. Nei prossimi cinque anni, il valore dell'import cinese raggiungerà i diecimila miliardi di dollari, gli investimenti all'estero supereranno i cinquecento miliardi di dollari, i viaggi all'estero le cinquecento milioni di unità: con una crescita trainata da apertura, reciprocità degli utili e condivisione dei vantaggi, il Paese continuerà ad imprimere vitalità all'economia globale.

La Cina continua ad essere un «socio» affidabile per i paesi del mondo. Il Paese sosterrà fino in fondo un modello di sviluppo comune caratterizzato dalla reciprocità degli utili e dalla condivisione dei vantaggi. Fatti come l'apertura a Milano di un centro di ricerca e sviluppo sulle microonde da parte del gruppo Huahuei o lo stabilimento di un centro di ricerca e sviluppo del gruppo Foton Lovol in Italia rientrano tra gli esempi classici della cooperazione mutuamente vantaggiosa tra la Cina e l'Italia. Nel 2015, gli investimenti diretti cinesi destinati ad istituzioni non finanziarie hanno raggiunto il massimo storico di centodiciotto miliardi e venti milioni di dollari, realizzando il tredicesimo anno di crescita consecutivo degli investimenti cinesi all'estero. L'acquisto di una quota del gruppo Pirelli per sette miliardi e cento milioni di euro da parte del gruppo SinoChem rappresenta la maggiore operazione all'estero da parte cinese negli ultimi anni. In futuro, la Cina contunuerà a promuovere con decisione l'equa condivisione degli utili, l'apertura all'insegna del rispetto e la condivisione dei vantaggi della cooperazione, continuando a promuovere attivamente la costruzione di «una Cintura e una Via» e la cooperazione industriale internazionale, sviluppando insieme agli altri Paesi del mondo, Italia compresa, mercati di paesi terzi e contribuendo con le proprie energie alla rapida ripresa dell'economia mondiale.

4. Come affrontare le problematiche della fuga di capitali, della diminuzione delle riserve di valuta estera e delle fluttuazioni del renminbi che sta sperimentando la Cina.

Dal punto di vista dei fondamenti dell'economia cinese, non sussistono le basi per cui il renminbi debba continuare a deprezzarsi. La crescita dell'economia cinese figura ai primi posti tra le principali economie mondiali e contribuisce ad oltre il 25% dell'economia mondiale. Nel 2015, il disavanzo commerciale del nostro paese ha raggiunto quota tremila e seicentonovanta miliardi di renminbi, con un incremento relativo del 56,7%, mentre il bilancio delle partite correnti cresce in maniera stabile. Dopo che il renminbi è entrato nel paniere di valute dei diritti speciali di prelievo, anche la domanda del mercato rispetto alla valuta cinese aumenterà, e i tassi di cambio si manterranno stabili su solide basi.

La fluttuazione dei tassi di cambio del renminbi è l'esito naturale della riforma del mercato dei cambi. Ultimamente, influenzato dall'aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, le aspettative del mercato nei confronti di un dollaro forte si sono elevate: questa è la principale causa della fluttuazione dei tassi di cambio del renminbi rispetto al dollaro, si tratta di un motivo a breve termine. Interpretare la fluttuazione sul breve periodo come una svalutazione della divisa cinese è un atteggiamento tutt'altro che scientifico.

Dal punto di vista del mercato internazionale, le economie di mercato emergenti, Cina compresa, stanno tutte affrontando la svalutazione della divisa nazionale e la fuga all'estero dei capitali. La Cina ha esortato tutte le parti ad intraprendere politiche macroeconomiche responsabili, per evitare un negativo effetto diffusivo. Nel contempo, i tassi di cambio del renminbi non devono essere considerati soltanto rispetto al dollaro, ma rispetto ad un intero paniere di valute. Dal 2015 a questa parte, nonostante la divisa cinese abbia perso valore rispetto al dollaro, essa si è invece apprezzata rispetto alle altre valute nel paniere e, tra le principali valute internazionali, rientra nella categoria delle valute forti.

La svalutazione del renminbi non figura tra gli obiettivi delle politiche cinesi, non si tenterà di stimolare l'economia o favorire la competitività deprezzando la valuta nazionale. La Cina continuera ad intraprendere politiche macroeconomiche responsabili per far si che la riforma del meccanismo di formazione dei tassi di cambio del renminbi prosegua sulla strada della transizione al mercato.

5. Come affrontare il problema delle grandi fluttuazioni nella borsa cinese.

Con il nuovo anno, a causa delle incerte prospettive di ripresa dell'economia mondiale, dei continui conflitti di natura geopolitica, delle previsioni incerte circa un ulteriore aumento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve americana e delle continue turbolenze sul mercato delle materie prime come il greggio, il mercato azionario mondiale è stato interessato da ampli crolli. Il mercato cinese è stato anch'esso protagonista di grosse fluttuazioni. Eppure, sul lungo periodo, l'indice dei prezzi sulla borsa cinese, nelle annate 2013, 2014 e 2015, si è mantenuto intorno ai tremila punti, mantenendosi fondamentalmente stabile. Le attuali fluttuazioni del mercato azionario sono una reazione alle oscillazioni del mercato.

Le fluttuazioni del mercato azionario cinese sul breve periodo non influenzeranno la positiva tendenza di sviluppo dell'economia cinese sul lungo periodo, né muteranno, a maggior ragione, l'intensificarsi di riforme ed apertura. Attualmente la Cina si trova in un momento chiave di transizione economica e strutturale: il rallentamento della crescita macroeconomica e le recenti fluttuazioni nei tassi di cambio del renminbi sono sfide poste inevitabilmente nel processo di intensificazione delle risorse. Il Governo cinese è consapevole in maniera conscia e profonda di avere le capacità e la fiducia necessaria a trattare in maniera equilibrata riforme e stabilità, realizzando una crescita rapida e stabile. Credo che, trascorso un periodo di riaggiustamento strutturale, l'economia Cinese andrà incontro a prospettive particolarmente luminose.

Dal 2016 le borse europee, americane e della regione Asia-Pacifico hanno tutti attraversato un certo livello di decrescita. Il comportamento dei mercati finanziari è stettamente collegato all'economia reale. Attualmente, la ripresa dell'economia mondiale è ancora debole, le politiche macroeconomiche delle proncipali economie si sono differenziate, persistono pregiudizi rispetto all'entità e alle cifre di un eventuale ulteriore innalzamento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve Americana nel 2016, la crescita delle economie emergenti si presenta rallentata e continuano gli attriti di natura geopolitica: i recenti crolli verificatisi nei mercati azionari di diversi Paesi sono una reazione complessiva rispetto a questi fattori. Con l'intensificarsi delle tendenze all'interconnessione, all'integrazione e all'interdipendenza delle economie del mondo, la risonanza del mercato internazionale è un fatto normale. Fondamentalmente, lo sviluppo stabile delle economie reali dei vari Paesi è il fattore decisivo per uno sviluppo stabile e sano dei mercati finanziari internazionali.

Le fluttuazioni della borsa cinese della scorsa estate e dell'inizio di questo anno sono anch'esse il riflesso di alcune problematiche, tra cui l'immaturità, le imperfezioni a livello di sistema e l'inadeguatezza dei sistemi di controllo. Il Governo cinese continuerà ad approfondire le riforme, a perfezionare il sistema, a rafforzare la supervisione, a prevenire le crisi, ad elevare le capacità, insite nel mercato, di autocorrezione e di autoregolazione, dando forma in maniera ancora più rapida ad un mercato azionario nel quale siano garantiti appieno la completezza delle capacità finanziarie, la solidità del sistema alle basi, l'efficacia della supervisione sui mercati e gli interessi degli investitori. Le misure concrete comprendono: in primo luogo, il rafforzamento delle capacità del mercato di capitali di servire l'economia reale. Sviluppare su più livelli il mercato di titoli azionari; approfondire e promuovere la riforma verso modelli di mercato delle riorganizzazioni e delle acquisizioni sociali; sviluppare secondo le regole il mercato delle obbligazioni; promuovere in maniera stabile lo sviluppo del mercato dei futures e dei derivati; ampliare nelle due direzioni l'apertura dei mercati di capitali. In secondo luogo, il rafforzamento di un sistema di controllo all'altezza e la prevenzione delle crisi di mercato. Perfezionare il sistema nei suoi diversi aspetti, standardizzando i compiti della leva finanziaria, degli scambi in frequenza, degli scambi sul mercato dei futures, degli scambi tra mercati diversi e la gestione dei capitali, favorendo il sano funzionamento dei mercati; rendere più severi i meccanismi di supervisione, rafforzare l'applicazione delle regole a livello di sistema, colpire con severità ogni genere di comportamento che non sia conforme alle leggi e ai regolamenti; rafforzare la prima linea di controllo, come i centri di supervisione presso le borse, presso China Clearing e presso il mercato dei futures, elevando l'efficacia dei sistemi di supervisione; rafforzare la tutela degli investitori; accelerare la costruzione delle infrastrutture di supervisone di base e rafforzare le garanzie di controllo. In terzo luogo, rafforzare il sistema di gestione dei fondi futures e la gestione credibile e legale dei soggetti di mercato come i fondi privati e le società quotate, adempiendo fino in fondo al proprio dovere.

6. Come affrontare il problema del doppio calo nelle importazioni e nelle esportazioni nel commercio estero cinese.

Le statistiche diramate di recente dalla Direzione generale delle dogane mostrano che nel 2015 il nostro Paese ha realizzato esportazioni per un valore di quattordicimila centoquaranta miliardi di renminbi, con un calo dell'1,8%, mentre le importazioni hanno realizzato, con un valore di diecimila quattrocento cinquanta miliardi di renminbi, un calo del 13,2%. Nonostante abbiano visto un calo sia le importazioni che le esportazioni, la Cina si mantiene al primo posto come principale Paese in termini commerciali. Il suo export ha ottenuto risultati migliori delle principali economie mondiali, mentre l'import, sebbene in calo, si mantiene al secondo posto al mondo in termini di valore complessivo.

Nel concreto, le cause principali della diminuzione delle esportazioni sono fattori esterni. Secondo le statistiche dell'OMC, in termini di dollari USA, nei primi dieci mesi del 2015 il valore dell'export mondiale ha registrato un calo dell'11%, ma la Cina realizzava risultati migliori rispetto alle principali economie mondiali. Sempre in termini di dollari USA, nei primi dieci mesi del 2015 l'export cinese è diminuito soltanto del 2,5%, quando, nello stesso periodo, le esportazioni americane scendevano del 6,5%, le europee del 13,2% e le giapponesi del 9,5%. La parte cinese sul totale del mercato dell'import-export globale è cresciuta rispetto all'anno precedente, passando dal 12,3% del 2014 al 13,6% dei primi tre trimestri del 2015. Allo stesso tempo, la depressione della domanda estera ha rallentato l'export cinese, che ad esempio è cresciuto soltanto dell'1,2% nel settore degli elettrodomestici, 1,4 punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente. Le esportazioni delle tradizionali merci ad intensità di lavoro sono diminuite dell'1,7%, una situazione verificatasi di rado negli ultimi anni, rispetto alla quale è evidente il ruolo di inibitore della crisi finanziaria internazionale.

Quanto alla diminuzione dell'import verso la cina, il suo principale motivo è dato dal crollo a livello globale dei prezzi delle principali materie prime. Ad esempio, il petrolio: il costo di un barile di greggio alla borsa di New York all'inizio del 2015 oscillava intorno ai cinquanta dollari per barile, mentre alla fine dell'anno era sceso a circa quaranta dollari per barile, per poi deprezzarsi di oltre il 40% entro la fine dell'anno, fino ad avvicinarsi ai trenta dollari per barile all'inizio del 2016. Il costo medio delle importazioni di greggio verso la Cina, dai duemila ottocentocinquantasei renminbi la tonnellata agli inizi dello scorso anno, è sceso fino a raggiungere quota duemila e venti renminbi la tonnellata nel mese di dicembre, realizzando un calo del 29,3% e una diminuzione complessiva del 45,3% del costo delle importazioni di greggio durate tutto l'anno. Tuttavia, nello stesso periodo, le importazioni di greggio crescevano in termini quantitativi dell'8,8%.

Per la medesima ragione, a giudicare dalle materie prime nel loro insieme, l'indice CRB sul costo delle materie prime del Commodity Research Bureau statunitense registrava un calo di 380 punti alla fine del 2015, diminuendo del 24% rispetto al picco dell'anno precedente. Nel primo mese del 2016, lo stesso indice proseguiva nella sua discesa fino a raggiungere quota 370 punti, con importanti diminuzioni del costo delle importazioni di rame, carbone e minerali di ferro. Eppure, parte delle importazioni di materie prime verso la Cina continuava a crescere: l'import di minerali di ferro realizzava una crescita relativa del 2,2%, di fertilizzanti minerali e chimici del 16,6%, di gomme naturali e composite del 15,3%, con importanti aumenti nell'import delle principali derrate agricole, alcuni dei quali di ampia portata. Le importazioni di ferro, rame e acciaio sono invece diminuite rispettivamente del 29,9%, dello 0,3% e dell'11,4%, con una risalita rispetto ai livelli medi del 2014. Bisogna dire che, sullo sfondo del generale indebolirsi del commercio mondiale, non è stato facile per la Cina ottenere simili risultati sul fronte delle importazioni.

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